Serie TV

Eccomi ricomparire dopo giornate festive intense.

Avrò sempre meno tempo da dedicare al blog… ed è un peccato perché ho molte cose da dirvi.

A tal proposito stavo pensando di aprire un dibattito riguardo le serie TV e trascinarvi nel mondo di Vikings (che amo letteralmente).

Che rapporto avete con le serie TV? Vi piacciono? Ne seguite una in particolare?

Prefazione, finalmente

In preda ad un impulso irrefrenabile, ho pubblicato il mio breve racconto su Amazon.

Perfetto. Da quel momento non so quante volte ho modificato il testo e, dopo averci riflettuto un po’, ho avuto un attimo di genio: manca la prefazione.

Ed eccola qui… Copiata ed incollata per voi.

Caro lettore e cara lettrice,

questo breve racconto intitolato “La delicatezza del vivere” è il primo di una serie di racconti che verranno, in futuro, riuniti in un’unica raccolta.

L’obiettivo è quello di portare alla luce diverse tematiche (che non sono approfondite perché non è nelle mie competenze al momento) molto attuali.

Vi invito a riflettere e ad approfondire la lettura per scavarne gli aspetti più profondi, per capire se anche voi avete avuto, durante la vostra vita, diversi pensieri simili a quelli che vi comunicherà il protagonista.

Se vi piacerà o meno non mi è dato saperlo; è una creatura nata da un impulso irrefrenabile di sputar fuori
tutto quello che la mia testa mi indicava.

Una denuncia o uno sfogo, sta a voi capirlo. Sarà molto soggettiva la valutazione.

Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

Walpole – Castello di Otranto

Bene, ho terminato la lettura de “Il castello di Otranto”, opera scritta da Horace Walpole.

Sicuramente il genere non rientra tra i miei preferiti, gli elementi fantastici (giganti, fantasmi, scheletri) non fanno per me… Mi oriento verso il romanzo realista o comunque in grado di descrivere le condizioni umane dei più sfortunati.

Tuttavia, pensando al periodo in cui lui ha realizzato l’opera… Beh, complimentoni!
Di sicuro in quel periodo qualcuno avrà storto il naso dato che si discostava molto dalle opere che ci circolavano. Ed è proprio questo che ammiro, il coraggio di mostrare un’altra faccia della medaglia… Consigliato? Sì 💯

L’indifferenza come arma

Non so voi, ma a me capita di arrabbiarmi spesso. Attenzione, quando intendo che mi arrabbio non intendo che faccia scenate o cose dell’altro mondo.

Ci rimango male, sì. Ci rimango male se qualcosa non va come avevo programmato io; ci rimango male se qualcuno a cui tengo non ricorda un dettaglio a cui davo importanza. E di conseguenza mi arrabbio.

Mi arrabbio quando ho qualcosa da dire e non vengo capita; mi arrabbio quando mi si dicono cose non vere; mi arrabbio e basta.

Poi, forse riflettendo e/o crescendo, ho maturato l’idea che arrabbiarmi non portava a nulla. Non ottenevo nessun risultato se non qualche ruga in più sulla fronte.

Quindi ho deciso di vivere con indifferenza (Ah, Gli indifferenti di Moravia). Un’indifferenza che nasce dal presupposto che, se da una persona mi aspetto qualcosa, anche semplicemente ascoltarmi (che potrà sembrare banale, ma ultimamente pochissima gente mi dà ascolto), non devo farci più caso. Se vivo senza aspettare qualcosa, di conseguenza non posso arrabbiarmi per non averla ottenuta.

Quindi, deduco che l’aspettativa che noi abbiamo nei confronti di qualcuno/qualcosa che non viene poi portata a termine, culmina con delusione/rabbia/disapprovazione. Bene.

“Prendiamo la vita per come ci si presenta” ed evviva l’indifferenza. (è soltanto un “cunotto” > parola catanese traducibile come “conforto”).

Vita facile…

Non sono una sostenitrice della cosiddetta “vita facile”.

Mi spiego meglio… Ho spesso trovato la forza di andare avanti e combattere dai momenti difficili. Per momenti difficili intendo diversi momenti, che possono rientrare da una situazione familiare particolare oppure da un allontanamento di persone a noi vicine.

Il concetto di “difficile” suppongo sia personale per ognuno di noi; non esiste un difficile universale. E, per lo più, sono sempre più convinta che riteniamo un qualcosa “difficile” quando è diverso da ciò che la società ci impone come giusto, corretto, fattibile.

Quindi, dal mio punto di vista la presunta difficoltà mi aiuta e mi dà la grinta per alzarmi e lottare per ciò che credo.

Se poi sarò riuscirò nell’intento non lo so, ma mi piace l’idea di lottare e di farmi forza. Sempre.

Senso di inadeguatezza

Ecco perché mi piace scrivere. è diventato il mio mezzo preferito per poter liberare la testa, i miei pensieri.

Ogni giorno che passa mi rendo conto che non è facile essere compresi o ascoltati. Vi capita anche a voi?

Voler esprimere un pensiero, cercare le parole adatte per farlo e puntualmente non sentirsi in grado di farlo?

Eppure, ci sono momenti in cui riesci nel tuo intento, in cui dici – tra te e te – “finalmente ce l’ho fatta!” ma non vieni compreso o compresa. Non trovi riscontro, non trovi nessun segno di miglioramento.

Quando la testa scoppia di pensieri, ecco che la scrittura diventa il modo, prima inconsapevole, per liberarla… un poco. Attraverso la scrittura sai che qualcuno leggerà e potrà ritrovarsi nelle tue parole o potrà esserne contrariato ed è proprio la consapevolezza di esser letti che ti fa provare un senso di pienezza, di placata solitudine.

Sinossi: La delicatezza del vivere

Simone è un ragazzo siciliano di trentasei anni, abbastanza docile, che decide di raccontare la sua vita, apparentemente piatta (secondo il suo punto di vista).

Verrà travolto dalla conoscenza di un altro uomo, Aldo, ex compagno di scuola delle elementari, di cui rimane fortemente colpito. Un uomo che sembrerebbe essere il suo opposto, una sorta di alter ego, che invidia ed ammira allo stesso tempo.

Non appena la vita di Simone sembra prendere una giusta piega dove tutto sembra filare liscio, durante un week-end passato insieme ad Aldo alla scoperta di uno dei borghi medievali più belli in Sicilia, la vita di Simone verrà brutalmente scossa e segnerà per sempre la sua esistenza.

Il romanzo cerca, soprattutto, di far luce su una tematica molto delicata e dar voce ad un argomento che, forse ancora oggi, è considerato un tabù. Le debolezze, le insicurezze e le paure sono presenti in tutti noi.

Estratto di un mio lavoro

L’estate scorsa mi sono dedicata alla scrittura di un libro di cui non ho realizzato alcun progetto. Avevo piena ispirazione, più scrivevo e più delineavo i nomi e le caratteristiche dei personaggi.

Sono stata ferma per diversi mesi. Lo chiamerei “blocco dello scrittore” ovviamente prendetelo con tono ironico.

Stamattina ho avuto il coraggio di rileggerlo, perché, non so, le altre volte provavo quasi imbarazzo. E quindi mi sono ripromessa di condividere con voi un piccolo estratto:

“[…]invitavo diverse volte Aldo a casa da me. Passavamo delle piacevoli serate a sorseggiare un calice di vino nel mio giardino, a fumare un buon sigaro che aveva comprato a Cuba e a parlare. Ripeto, a lui piaceva tanto parlare di sé. Ed io lo ascoltavo con ammirazione. Amava raccontare tutto nel dettaglio, non tralasciava nulla. Descrisse di quella volta che visitò il Wat Phra Kaew (conosciuto come il Tempio del Buddha di Smeraldo); di quella volta che salì nella Sydney Tower con l’emozionante vista di tutta la baia e di quella volta che visitò Venezia. Ha girato il mondo questo ragazzo. Rimanevo in silenzio di fronte ai suoi racconti. Un brivido attraversava il mio corpo, non capisco se per invidia o ammirazione, o invidia e ammirazione che circolavano nelle mie vene insieme. Di fronte al mio silenzio, a quanto pare imbarazzante, spesso mi chiedeva se ci fosse qualcosa che mi turbava o che volevo chiedere.

«Penso a quanto tu sia stato fortunato nella vita e provo ammirazione per i te, per i tuoi traguardi raggiunti». Mentivo. Mentivo spudoratamente.

«Sono lusingato nel sentirmi dire queste parole e sono lusingato che qualcuno prova ammirazione per me» rispose lui, guardandomi con occhi sinceri. «Tutto ciò che riesco a fare adesso è il frutto di tanti anni di sacrifici e rinunce» continuava «Nessuno mi ha mai regalato nulla. La vita mi ha messo diverse volte alla prova ed ho cercato sempre di uscirne vincente perché potevo, benissimo, affondarmene». Lo guardai con un’espressione mista tra la curiosità e la perplessità. Avrei voluto fare qualche domanda in merito, magari le sue risposte potevano spronarmi e aiutarmi nel riprendere la mia vita, a darmi quella spinta che sono sicuro mi sarebbe stata utile.

Rimanevo in silenzio di fronte ai suoi racconti. Un brivido attraversava il mio corpo, non capisco se per invidia o ammirazione, o invidia e ammirazione che circolavano nelle mie vene insieme.

Di fronte al mio silenzio, a quanto pare imbarazzante, spesso mi chiedeva se ci fosse qualcosa che mi turbava o che volevo chiedere.

«Penso a quanto tu sia stato fortunato nella vita e provo ammirazione per i te, per i tuoi traguardi raggiunti». Mentivo. Mentivo spudoratamente.

«Sono lusingato nel sentirmi dire queste parole e sono lusingato che qualcuno prova ammirazione per me» rispose lui, guardandomi con occhi sinceri. «Tutto ciò che riesco a fare adesso è il frutto di tanti anni di sacrifici e rinunce» continuava «Nessuno mi ha mai regalato nulla. La vita mi ha messo diverse volte alla prova ed ho cercato sempre di uscirne vincente perché potevo, benissimo, affondarmene». Lo guardai con un’espressione mista tra la curiosità e la perplessità. Avrei voluto fare qualche domanda in merito, magari le sue risposte potevano spronarmi e aiutarmi nel riprendere la mia vita, a darmi quella spinta che sono sicuro mi sarebbe stata utile.”

Mi rivolgo a tutti voi. Se avete qualche consiglio o quale impressione potete tranquillamente parlarmene.

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